Il rigurgito nei neonati è un fenomeno comune che può preoccupare molti genitori, specialmente nei primi mesi di vita. In questo articolo esplorereremo le sue cause, i momenti in cui è opportuno preoccuparsi, i rimedi disponibili, la relazione tra reflusso e rigurgito e quando consultare uno specialista.
Comprendere questi aspetti può aiutare i genitori a gestire meglio il rigurgito e a garantire il benessere del loro bambino.
Quali sono le cause del rigurgito nei neonati?
Quali sono le cause comuni del rigurgito?
Il rigurgito nei neonati è frequentemente causato da una combinazione di fattori legati allo sviluppo del loro apparato digerente.
Infatti, nei primissimi mesi di vita, il sistema digestivo del neonato è ancora immaturo, il che può portare a episodi di rigurgito. Le possibili concause sono:
- Immaturità del cardias: questa piccola valvola muscolare che separa l’esofago dallo stomaco completa la sua formazioni intorno ai 12 mesi circa. Perciò, fino a quel momento, la risalita del contenuto dello stomaco verso il cavo orale è facilitata.
- Ridotte dimensioni dello stomaco: nei neonati, questo viscere ha una capacità molto piccola, che nei primi mesi di vita è molto inferiore al quantitativo di latte che soddisfa il loro fabbisogno nutritivo. Perciò, ad ogni pasto lo stomaco si dilata notevolmente.
- Immaturità della flora batterica: il microbiota, ovvero l’insieme dei batteri che vive nel nostro intestino e partecipa alla digestione è molto diverso alla nascita (e continua ad evolversi durante la crescita). Proprio per questo, il processo di digestione nei neonati è più lento.
L’unione di questi fattori possono portare a una normale risalita del cibo dopo il pasto dallo stomaco verso l’esofago e il cavo orale.
L’allattamento influisce sul rigurgito?
L’allattamento al seno o con latte artificiale può influenzare la frequenza e l’intensità dei rigurgiti. Come?
Una credenza diffusa è che il latte materno sia generalmente più facilmente digeribile rispetto al latte artificiale, esponendo che segue un’alimentazione in formula a coliche gassose e reflusso. Tuttavia, è importante notare che anche i neonati allattati al seno possono presentare le stesse problematiche. Quindi, quali sono i fattori che influenzano realmente le risalite di latte dallo stomaco?
- La velocità del flusso: biberon con un flusso di latte rapido o una mamma che presenta un Riflesso di Emissione del latte Forte (REF) possono portare a un riempimento dello stomaco troppo rapido e/o eccessivo, limitando la capacità del bambino di autoregolare il senso di pienezza.
- La posizione durante la poppata: utilizzare posizioni in cui il bambino mangia totalmente da sdraiato, come la posizione a culla, può aumentare il rischio di risalite acide dallo stomaco verso la bocca.
- La quantità di latte ingerita: uno dei principali rischi di un’alimentazione al biberon è il rischio di sovralimentazione, dovuto alla difficoltà di regolare il quantitativo di latte sulla richiesta del bambino. É più raro che ciò avvenga durante un allattamento al seno ma in alcune situazioni è possibile.
- Un attacco e una suzione non corretti: un attacco al seno o al biberon superficiali e una suzione debole, in cui la lingua e le labbra non creano il giusto sigillo, espongono il lattante a ingurgitare aria, favorendo un eccessivo riempimento gastrico e il reflusso.
Tutti i fattori sovra-citati possono condurre a un aumento delle risalite, provocandone un aumento in quantità e/o frequenza.
Pensi che uno di questi fattori possa influenzare i rigurgiti del tuo bambino?
Cause patologiche di rigurgito
In alcuni casi, rigurgito può essere sintomo di un disturbo più serio.
É possibile che il rigurgito frequente sia sintomo di una malattia da reflusso gastro-esofageo (GERD). Questa condizione si verifica quando il contenuto dello stomaco risale in modo continuo nell’esofago, causando sintomi come rigurgito acido, disagio significativo e irrequietezza, disturbi del sonno e rallentamento della crescita.
In questa categoria possono rientrare quei neonati affetti da allergie o altre sensibilità alimentari ad alimenti come il latte vaccino, la soia, il glutine ed altri.
Va tenuto però conto che spesso i bambini affetti da GERD non rigurgitano, presentando quello che viene definito reflusso silente.
Un’altra condizione, per fortuna più rara ma che va citata è la stenosi pilorica, ovvero una malformazione genetica che interessa la valvola che separa lo stomaco e il duodeno (il primo tratto dell’intestino). In questo caso i rigurgiti “a getto” si associano a scarso aumento di peso.
È importante che i genitori siano consapevoli di tutti i segnali di allerta e consultino il pediatra di riferimento o uno specialista in gastroenterologia pediatrica se sospettano che il loro neonato possa soffrire di una di queste malattie.
Rigurgitare è fisiologico per un lattante?
In generale, i rigurgiti non devono destare preoccupazione.
Fino a 3-4 rigurgiti di lieve entità, nei 20-30 minuti dopo il pasto sono un fenomeno semplicemente correlato al normale sviluppo del bambino, soprattutto se di lieve quantità e non accompagnati da irrequietezza.
Anche segnali accessori, come la necessità di fare il ruttino o la presenza di singhiozzo ricorrente durante la giornata, non devono preoccupare mamme e papà.
Però, ci sono situazioni in cui i genitori devono prestare particolare attenzione. Quindi, quando preoccuparsi? Lo vedremo nel continuare dell’articolo.
Quali segni e sintomi richiedono attenzione?
Un segnale di attenzione è un aumento della quantità di rigurgiti, che si presentano più di 5 volte dopo ogni pasto e/o a loro presentazione “a getto”, ovvero con rigurgiti improvvisi, violenti e molto abbondanti.
Dal punto di vista temporale, la regola dice che è fondamentale prestare attenzione a quando avviene: se il rigurgito avviene nei primi 30-60 minuti dopo la poppata ed è liquido, allora non ci deve preoccupare. Se invece è acido e si presenta a distanza dal momento dell’allattamento può essere un segnale di attenzione.
In realtà, altri sintomi sono più importanti da valutare:
- Se ci sono segni di disagio evidente durante o dopo la poppata.
- Se sono presenti rumori durante l’allattamento, come schiocchi.
- Se si presentano spesso tosse e difficoltà nella gestione del flusso di latte.
- Se il bambino si mostra irrequieto prima di rigurgitare.
- Se rifiuta alcune posizioni, in particolare quella sdraiata.
- Se rifiuta l’alimentazione.
- Se si presenta scarso accrescimento di peso.
Ma ricorda: la presenza di uno solo di questi segnali non deve allarmarci. É solo quando si presentano più segni e sintomi insieme che è necessario approfondire tramite una visita specialistica.
Se noti uno o più di questi segnali, non perdere tempo:
Quali metodi e terapie sono efficaci per i rigurgiti?
Ci sono diversi metodi che possono aiutare a gestire il rigurgito nei neonati ma ricordate una cosa: rigurgitare è un bisogno fisiologico, per cui non dovete per forza evitare che avvenga.
Quali rimedi naturali possono aiutare?
Tra le tecniche più comuni, è consigliabile mantenere il neonato in posizione verticale per circa 10 minuti dopo la poppata, fino ad arrivare a 30 minuti nel caso di bambini con sospetto GERD. Questo va fatto in modo da facilitare la digestione e ridurre il rischio di risalita del contenuto gastrico.
Anche massaggiare delicatamente la schiena del bambino può aiutare a favorire la digestione, principalmente stimolando l’eruttazione. Evitate di dare delle pacche per stimolare il rutto: non serve!
Somministrare piccole quantità di latte più frequentemente piuttosto che grandi poppate può rivelarsi utile per evitare che il lattante si senta eccessivamente pieno ma non tutti i bambini lo accettano. Per questo, scegliere accuratamente la tettarella del biberon e/o migliorare la posizione e l’efficacia dell’attacco al seno sono strategie più attuabili.
È importante far ruttare il neonato?
No, far ruttare il neonato non è un passo cruciale dopo ogni poppata.
Sì, il ruttare aiuta a liberare l’aria che il neonato potrebbe aver inghiottito durante l’allattamento, riducendo così la possibilità di rigurgito ma non tutti ne hanno bisogno.
In generale, è consigliabile osservare il bambino: se inarca la schiena e presenta agitazione, potrebbe sentire la necessità di espellere aria dal tubo digerente.
Quali sono le posizioni migliori durante e dopo l’allattamento?
Nonostante la posizione di allattamento “a culla” sia ampiamente diffusa, spesso non risulta essere la migliore per favorire un corretto attacco al seno. Consultare uno/a specialista in allattamento (consulente IBCLC) può aiutarti a trovare la posizione più confortevole e adatta a voi.
Dopo la poppata, la posizione verticale è la migliore per ridurre il rischio di rigurgito. I genitori possono tenere il neonato in braccio, sostenendo la testa e la schiena, in modo che l’esofago rimanga allineato con lo stomaco.
Questa posizione aiuta a mantenere il contenuto gastrico nello stomaco e a prevenire la risalita. Inoltre, è consigliabile utilizzare dispositivi ergonomici di babywearing, come la fascia elastica e il marsupio, che aiutano il rilassamento del bambino e la comodità dei genitori.
La posizione supina subito dopo l’allattamento non è da evitare se noti che il tuo bambino è sereno nel mantenerla e si rilassa con facilità mentre è fondamentale mantenerla durante il sonno. Le linee guida per la prevenzione della morte in culla (SIDS) specificano come la superficie su cui il neonato dorme non deve avere reclinazioni, sia per favorire una corretta ossigenazione del cervello che per evitare che eventuali risalite di succhi gastrici vengano ingerite nelle vie respiratorie.
Sciroppi e terapie mediche: sono efficaci?
Negli ultimi anni si sono diffusi sciroppi specifici per combattere i rigurgiti: sono formulazioni addensanti che aiutano a evitare il rigurgito dopo l’allattamento, “bloccando” il latte che refluisce dallo stomaco verso l’esofago. Inoltre, hanno un lieve effetto protettivo delle pareti dell’esofago contro l’acidità delle risalite.
Va ricordato che questi prodotti non solo farmaci, ma semplici integratori. Il loro utilizzo può essere utile solo quando i rigurgiti sono frequenti e particolarmente abbondanti e non devono essere intesi come una terapia a lungo termine.
Infatti, in caso si sospetti la presenza di una patologia come il reflusso gastrico è fondamentale rivolgersi a uno specialista in gastroenterologia pediatrica per valutare attentamente i sintomi ed eventualmente una terapia farmacologica adeguata, oltre a modifiche nell’alimentazione materna e del bambino.
L’osteopatia può risolvere i rigurgiti?
Per ridurre la presentazione dei rigurgiti può essere utile rivolgersi a un osteopata pediatrico.
Grazie a un trattamento specifico fatto di dolci mobilizzazioni e massaggi, l’osteopata è in grado di eliminare tensioni sulla bocca, sulla cervicale e sul diaframma che possono contribuire nell’aumentare la frequenza del rigurgito dei neonati.
Il tocco gentile rende il bambino più rilassato, aumentando il suo stato di benessere e quello dei genitori: questi trattamenti vengono sempre più consigliati anche dai pediatri.
per aiutare tuo figlio a stare meglio e non soffrire più per il reflusso!