Risvegli notturni del neonato: come gestire il sonno dei bambini nei primi 3 mesi di vita

I risvegli notturni dei bambini sono una delle esperienze più comuni e talvolta frustranti per i genitori. Nei primi mesi di vita, ogni bambino ha il proprio ritmo di sonno, il che significa che i momenti di sonno e veglia possono variare considerevolmente da un neonato all’altro. Comprendere le ragioni dietro ai risvegli frequenti può aiutare i genitori a gestire meglio questa fase e a trovare soluzioni efficaci per migliorare il sonno dei bambini.

Perché il neonato si sveglia frequentemente durante la notte?

Quando un bambino di sveglia durante la notte, il pensiero dei genitori è che ci sia un disagio che lo infastidisca e gli impedisca di avere un sonno ristoratore. Nella realtà, i risvegli del neonato avvengono per mille motivi diversi e nella maggioranza dei casi questi momenti non hanno nulla a che fare con fattori patologici.

Andiamo quindi a scoprire perché un bambino durante la notte si risveglia.

Cause dei risvegli notturni del neonato

Tra i motivi principali dei continui risvegli notturni del neonato ci sono fattori fisiologici, di sviluppo e ambientali. Durante i primi mesi di vita, il neonato si sveglia frequentemente a causa di vari motivi:

  • per la necessità di alimentarsi
  • come protezione verso la SIDS.
  • a causa dell’immaturità della struttura del sonno.
  • a causa di fattori legati allo sviluppo motorio e posturale.
  • come sintomi di problematiche quali coliche e reflusso.

In aggiunta, fattori esterni come rumori, luce o temperature non ottimali possono disturbare il sonno del bambino, portando a continui risvegli. Va ricordato che, in particolare nei primi 3-4 mesi di vita, i bambini hanno un sonno più leggero e immaturo, che li porta a risvegliarsi ogni 2-3 ore.

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Sonno e alimentazione

Uno dei motivi di risveglio è legato alla necessità di alimentarsi. Poiché il suo stomaco è molto piccolo e non riesce a trattenere grandi quantità di latte, circa ogni 2-4 ore (ma dipende dal piccolo) potrebbe svegliarsi per richiedere del latte.

Inoltre, nei primi 40-60 giorni la sua richiesta aiuta la mamma a regolare la produzione di latte al seno: questo è il principale strumento per evitare gli ingorghi mammari.

I risvegli come protezione contro la morte in culla

I risvegli sono un fattore di protezione per la SIDS, la sindrome da morte improvvisa in culla. Anche se le cause della SIDS non sono ancora del tutto conosciute, sembra che in alcuni casi i neonati, o meglio il loro cervello, si dimentichi di attivare il meccanismo di respirazione.

Risvegliandosi, il cervello si riattiva e fa sì di riuscire ad avere un maggior controllo su tutte le sue funzioni vitali principali, in primis la respirazione.

Fasi di sonno del neonato: cosa sapere

È importante comprendere che i neonati attraversano cicli di sonno diversi rispetto agli adulti. Ogni ciclo del sonno nei neonati dura circa 30-50 minuti e include una fase di sonno leggero e una di sonno profondo. Il sonno leggero e il sonno profondo presentano caratteristiche distintive.

Durante il sonno leggero o fase REM, che rappresenta la prima fase della nanna, il neonato è più suscettibile ai risvegli anche perché può muoversi ed emettere suoni. La fase REM è necessaria per la crescita e lo sviluppo. Durante la fase di sonno profondo o non-REM, il bambino dorme più profondamente e rimane meno disturbato.

Inoltre, tra le due fasi e tra un ciclo e il successivo, avvengono dei micro-risvegli, ovvero delle fasi in cui il sonno è particolarmente leggero e si raggiunge uno stato di veglia parziale.

Questo avviene anche nel sonno degli adulti ma, a differenza dei neonati, noi sappiamo collegare le fasi e i cicli in modo autonomo, riuscendo ad avere un sonno continuativo (quasi sempre). Un bambino di pochi mesi invece ha più difficoltà nel fare questo: durante il micro-risveglio è frequente che il genitore debba intervenire accompagnandolo al riaddormentamento, utilizzando tecniche come con il contatto, l’allattamento o il movimento.

Lo sviluppo motorio influenza i risvegli?

Lo sviluppo psico-motorio influenza in modo importante il sonno infantile: gli “scatti di crescita” o le famose regressioni del sonno avvengono proprio in fasi della crescita in cui i progressi motori e cognitivi sono più veloci e presenti.

Nei primi mesi di vita, i risvegli sono legati a un’immaturità nello sviluppo posturale e in particolare della percezione del corpo.

Devi sapere che alla nascita e fino ai 9 mesi circa, il bambino non sa di avere un corpo suo ma è convinto di essere un prolungamento del corpo materno; questo è il concetto di diade. Questo fa sì che, sopratutto nei primi 4 mesi di vita a volte si senta come perso e spaesato quando lasciato sdraiato. Non conosce i suoi confini fisici ma pensa che il suo confine sia ancora l’utero. Questa sensazione è maggiormente accentuata in situazioni in cui il suo tono muscolare è più basso, ovvero quando cerca di addormentarsi e durante il sonno.

Ecco che, mentre dorme, molto frequentemente possiamo vedere il bambino che si muove leggermente e improvvisamente si “spaventa” per questi movimenti, aprendo braccia e gambe in quello che viene chiamato riflesso di Moro o “riflesso del paracadutista”, risvegliandosi e obbligandoti a riaddormentarlo con pazienza.

bambino si risveglia piangendo mentre dorme nella culla da solo a pancia in su

Gestire i risvegli notturni del neonato: consigli pratici

Nonostante sia impossibile eliminare i risvegli, esistono comunque delle strategie semplici ma efficaci per diminuire i risvegli notturni e imparare a gestirli al meglio.

Il contenimento per gestire i risvegli

I risvegli che possiamo gestire nell’immediato sono quelli legati ai movimenti nel sonno e alla scarsa percezione del corpo. In questo caso lo strumento che ci viene incontro è il contenimento e in particolare lo swaddle.

Per “baby swaddle” si intende quel tipi di fasciatura stretta e avvolgente che usavano le nostre nonne e che ora il nostro immaginario collega alle mamma africane. Lo swaddle è una tecnica di contenimento che permetta al bambino di sentirsi al sicuro, come se fosse ancora all’interno della pancia e quindi con un confine definito.

Neonato fasciato con la tecnica dello swaddle, dorme sereno senza risvegli

Questa tecnica si può fare con una mussola grande ma io consiglio di acquistare su amazon delle fasciature pre-formate, che sono molto più pratiche da utilizzare. Vi lascio il link alle mie preferite qui:

Applicala al tuo bambino durante il cambio pannolino prima di allattarlo o cullarlo, in modo tale che se si assopisce dopo la poppata puoi sdraiarlo direttamente nella sua culla. A volte i genitori riferiscono che il loro neonato non ami essere fasciato ma questo può essere legato a 2 motivi: il primo è che la fasciatura in realtà è troppo larga e riesce a liberarsi con facilità, il secondo invece è legato a possibili tensioni muscolari presenti dopo il parto che andrebbero trattate.

Lo swaddle può essere utilizzato sia per il sonno diurno, magari alternato con il babywearing, sia per quello notturno fino ai 3 mesi di vita. Dopo i 3 mesi non viene più consigliato in quanto i bambini potrebbero iniziare a rotolare nel sonno e per la loro sicurezza hanno bisogno di avere le braccia libere: da quel momento in poi si utilizzerà un sacco nanna.

Massaggio e movimento per dormire di più

Una delle necessità del neonato nei primi mesi di vita è quella di soddisfare il suo bisogno di contatto, per sentirsi rassicurato ed essere accompagnato con gradualità nel passaggio tra la vita intra-uterina e quella dopo il parto.

Oltre all’utilizzo di strumenti come lo swaddle, il babywearing e ai momenti di skin to skin è importantissimo iniziare a massaggiarlo con un olio o una crema e manipolarlo durante il cambio pannolino fin dalle prime settimane di vita. 

Questi semplici gesti, grazie all’utilizzo di strumenti potenti come il tatto e il movimento favoriscono lo sviluppo motorio e posturale del bambino che si abituerà a gestire quei piccoli movimenti che compie durante il sonno e che inizialmente possono risvegliarlo.

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Rituale della nanna per un sonno migliore

Stabilire un rituale della nanna fin dalle prime settimane di vita è un passo fondamentale per migliorare il sonno dei bambini. 

Creare un momento di relax fatto di gesti che ripetiamo ogni giorno prima di coricarsi conforta il bambino e lo aiuta a comprendere che è ora di dormire e ad abbandonarsi al sonno più facilmente.

Un buon rituale deve essere semplice e riproducibile anche quando non si è in casa, e deve composto da 3 azioni o associazioni. Il bagnetto caldo, il massaggio con l’olio e/o l’utilizzo di una luce dai toni caldi o di un suono rilassante, come un rumore bianco o una ninna nanna sono degli esempi che, uniti alla creazione di un ambiente tranquillo risultano essere più efficaci. È consigliabile mantenere le stesse abitudini ogni sera, poiché ciò fornisce al bambino una sensazione di sicurezza e tranquillità, facilitando il passaggio al sonno notturno.

Inoltre, queste azioni facilitano la gestione dei risvegli notturni perchè permettono al genitore di accompagnare il piccolo ad addormentarsi nuovamente con più facilità.

Una mamma addormenta il suo bambino cullandolo in braccio, seguendo il loro rituale della nanna

Indicazioni sul sonno dei neonati

Ore di sonno raccomandate per il neonato

Nelle prime settimane, il fabbisogno di ore di sonno è elevato: tra le 14 e le 17 ore al giorno sono raccomandate. Queste ore di sonno sono distribuite tra sonno notturno e sonno diurno. Non vi è un ritmo del sonno e della veglia predefinito e il bambino non distingue giorno e notte; il suo organismo non presenta ritmi circadiani, non si riconoscono degli orari predefiniti e non vengono prodotti ormoni legati al sonno come la melatonina.

È più importante che i genitori prestino attenzione ai segnali di stanchezza del proprio bambino e non aspettino che il neonato diventi troppo affaticato prima di accompagnarlo alla nanna.

Cosa fare quando il bambino dorme poco

Se il neonato dorme poco, è importante non entrare nel panico. Alcuni neonati hanno semplicemente bisogno di più tempo per adattarsi al nuovo ambiente e trovare i loro ritmi di sonno.

Mamma e papà possono monitorare il sonno del bambino e cercare di identificare eventuali fattori scatenanti, che possono sovra-stimolare il piccolo e rendere più difficile addormentarsi. Se il neonato sembra affaticato o irritabile durante il giorno, potrebbe essere necessario rivedere le abitudini della nanna o consultare un pediatra per escludere problemi di salute. Essere pazienti e offrire un ambiente di sonno sereno può fare una grande differenza nel migliorare la qualità del sonno del neonato.

Quando finiscono i risvegli notturni?

I tempi per la riduzione dei risvegli notturni possono variare da bambino a bambino. Va ricordato che si parla di sonno infantile fino ai 36 mesi (3 anni) di età.

Tuttavia, molti neonati iniziano a dormire per ore di fila intorno ai 4-6 mesi di età. In questo periodo, il bambino può sviluppare una routine di sonno più regolare e imparare a dormire senza il bisogno di svegliarsi frequentemente.

Nonostante esistano i cosidetti “bimbi magici” che geneticamente hanno la capacità di collegare cicli e fasi di sonno con facilità fin dalle prime settimane di vita, questa non deve essere l’aspettativa ma è importante che i genitori comprendano che il bambino svilupperà gradualmente il suo schema di sonno e, con il tempo, inizierà a dormire più a lungo durante la notte.

Quando è il momento giusto per svegliare il neonato?

Una domanda frequente tra i genitori è quella se è corretto svegliare il bambino, di giorno e di notte, per l’allattamento.

Non esiste una risposta universalmente corretta a questa domanda: dipende dalle sue esigenze di sonno e alimentazione. Nei primi 40-60 giorni è consigliabile aspettare che il bambino si svegli naturalmente ma, per un bambino allattato al seno se il sonno dura più di 4 ore e/o la mamma sente il seno particolarmente teso, gli intervalli possono ridursi. Intervalli di risveglio più brevi sono indicati solo in caso di particolari esigenze riguardo la crescita ponderale del bambino.

Stimolalo dolcemente a svegliarsi, con piccole carezze, movimenti o svestendolo delicatamente.

Dopo i primi mesi, una buona routine del sonno può essere assecondata anche svegliando il bambino, a seconda dei momenti della giornata e delle necessità.

Osteopatia e risvegli

Come dimostrato da diversi studi, il “tocco” osteopatico aiuta il sistema nervoso autonomo ad avere una migliore regolazione scatenando alcune reazioni neuro-chimiche che portano al rilascio di ormoni legati al rilassamento.

Nonostante le manipolazioni osteopatiche non abbiamo effetto nel ridurre il numero dei risvegli, è possibile che aiutino il tuo bambino ad addormentarsi più facilmente trattando quelle tensioni fisiche che possono interferire con la sua capacità di rilassamento. Soprattutto, i consigli del vostro osteopata di fiducia vi guideranno in un corretto percorso di sviluppo psico-motorio e posturale, influenzando positivamente la capacità del tuo bambino di essere più autonomo anche nella gestione dei risvegli notturni.

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